La gestione dei rifiuti sanitari ed ospedalieri

La classificazione dei rifiuti sanitari

“Nel 2012 nell’UE 28 sono prodotti circa 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui il 96% non pericolosi e il 4% pericolosi. “

“Tra i rifiuti pericolosi rientrano i rifiuti sanitari. Secondo il rapporto rifiuti speciali di ISPRA del 2016, sono state prodotte nel 2014 (dati del rapporto relativi a 2 anni prima) 174.719 tonnellate di rifiuti sanitari, di cui ben 156.883 pericolosi (89%).”

Il CER (i codici CER – Catalogo europeo dei rifiuti, sono in vigore dall’1.1.2002 come da Direttiva del Ministero Ambiente) classifica i rifiuti sanitari in diverse categorie:

  • rifiuti non pericolosi e assimilabili agli urbani
  • rifiuti pericolosi a rischio infettivo (PRI) e rifiuti PRI taglienti e pungenti
  • rifiuti pericolosi non a rischio infettivo (NON PRI)
  • rifiuti che richiedono particolari modalità di smaltimento

Altre categorie particolari riguardano:

  • rifiuti da esumazioni e da estumulazioni, nonchè rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali, esclusi i rifiuti vegetali provenienti da aree cimiteriali; –
  • rifiuti speciali prodotti al di fuori delle strutture sanitarie, che come rischio risultano analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo, con l’esclusione degli assorbenti igienici

Il trattamento dei rifiuti sanitari

La produzione dei rifiuti sanitari avviene perlopiù all’interno delle strutture ospedaliere e nei laboratori di analisi. Oltre ai rifiuti assimilabili agli urbani queste strutture generano tutta una serie di rifiuti pericolosi, la cui gestione impatta:

  • a monte sugli operatori predisposti alla raccolta ed allo stoccaggio all’interno dell’organizzazione: potenziali rischi per la salute senza adeguate procedure e formazione del personale preposto;
  • ed a valle sulle procedure di raccolta, trattamento e smaltimento: possibile inquinamento ambientale ove il trattamento non fosse rispettoso delle norme e delle soluzioni tecniche più idonee per lo smaltimento e/o il riciclaggio.

Per quanto riguarda i rischi per la saluti per gli addetti alla raccolta dei rifiuti sanitari nei presidi ospedalieri questi possono incorrere in: rischi infettivi per ferite da taglio o da punta (presumendo la preventiva sterilizzazione prima dello smaltimento), rischio biologico e rischio chimico.

Le strutture ospedaliere si dotano certamente delle procedure e dei protocolli più idonei nella gestione dei rifiuti prodotti, della copertura vaccinale degli operatori e della loro adeguata formazione. A tal proposito è interessante rilevare come in ambito europeo sia in atto un progetto per lo “sviluppo di un approccio comune a livello Europeo per le qualifiche professionali afferenti alla gestione dei rifiuti sanitari” (http://www.hcwm.eu/it-it/) a significare quanto l’argomento sia sentito.

Sulle modalità di trattamento e/o riciclaggio dei rifiuti sanitari dai dati dell’ISPRA emerge chiaramente prevalente in Italia l’incenerimento di questi rifiuti, finalizzato di per sé allo smaltimento oppure in quota alla termovalorizzazione in logica waste to energy.

L’incenerimento dei rifiuti ospedalieri però è a rischio di emissioni altamente inquinanti nell’atmosfera (diossine) se non opportunamente controllate per quanto gli “impianti di incenerimento nuovi o adeguati alla normativa garantiscono, rispetto al passato, livelli di emissioni inferiori di alcuni ordini di grandezza”, ciò non toglie la presenza di sostanze molto nocive nei rifiuti sanitari (es. mercurio). Migliorare la raccolta differenziata per isolare taluni frazioni pericolose di rifiuti sanitari potrebbe mitigare il problema, salvo aumentare i costi di raccolta.

Una strategia differente potrebbe puntare alla “sterilizzazione “on-site”, cioè un metodo che mira alla riduzione di peso (25%) e volume (75%), all’asciugatura dei rifiuti e a un’importante riduzione dei costi. La sterilizzazione on-site rappresenta un processo di auto-smaltimento praticato all’interno della singola struttura sanitaria (filiera corta), che trasforma il rifiuto speciale pericoloso a rischio infettivo in rifiuto classificato come urbano, in alternativa il rifiuto residuo può essere smaltito come combustibile da rifiuto.

Sembra però che “la possibilità di sterilizzare i RS può semplificare alcuni aspetti gestionali, pur considerandone le criticità, tuttavia il loro utilizzo (CDR) può presentare problemi dal punto di vista ambientale e sanitario”.

Come si può notare la gestione dei rifiuti sanitari presenta molteplici problematiche, che investono le organizzazioni, le persone e l’ambiente. Noi di SatrindTech siamo stati sovente contattati per valutare i nostri trituratori industriali nel processo di smaltimento dei rifiuti industriali, in molteplici forme, quando ciò puntava alla riduzione di volume e/o il riciclaggio: fialette, strumenti medicali metallici, pannolini, contenitori sanitari di tutti i tipi e materiali, ecc. C’è anche un lato buono nella gestione dei rifiuti sanitari!

Altri dati

I rifiuti sanitari portati ad incenerimento in Italia nel 2014, si ricava dal rapporto ISPRA, sono stati 110 mila tonnellate, corrispondenti al 7,9% del totale dei rifiuti inceneriti. Di questi 103 mila tonnellate erano rifiuti pericolosi.

Del totale dei I rifiuti pericolosi avviati ad incenerimento, anno 2014, il 25,4%, era costituito dai riifuti sanitari.

Sul totale dei riifuti avviati a recupero energetico dei rifiuti in Italia, per tipologia, anno 2014, solo lo 0,4% era costituito dai rifiuti sanitari pericolosi, contro il 33,5% dei rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini.

Bibliografia

http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2016

http://www.movimento5stelle.it/parlamento/rifiuti/2017/03/rifiuti-ospedalieri.html

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