La specificità dei laceratori aprisacco

Definizione

I laceratori aprisacco sono classe di trituratori che però ha caratteristiche costruttive e di funzionamento diverse dai trituratori industriali propriamente detti.

Con ciò alcuni dei fabbricanti, tra i diversi presenti sul web, ne danno questa definizione:

  • Sono utilizzati negli impianti in cui il materiale in ingresso varia notevolmente in termini di dimensioni e composizione […] La loro azione di strappo li rende particolarmente adatti ad essere utilizzati come aprisacchi e per il pre-trattamento di RAEE.[1]
  • I laceratori aprisacco sono le macchine ideali quando vi è la necessità di combinare la riduzione di volume con l’alta produzione.[2]
  • Si adattano perfettamente ai trattamenti ove sia necessaria una riduzione volumetrica, uno sfaldamento del materiale o un’apertura di sacchi per agevolare la cernita manuale o automatica.[3]

Quantunque vengono impiegati in particolar modo nel primo trattamento dei rifiuti solidi urbani (l’apertura dei sacchi), quando la necessità di vagliatura e separazione del rifiuto (da qui il concetto di riduzione volumetrica), manuale o automatica che sia, viene prima della fase di triturazione vera e propria.

Alcuni fabbricanti utilizzano la denominazione laceratori aprisacco, così anche trituratori laceratori, identificando un unico prodotto, altri diversificano i laceratori dagli aprisacco, pur mantenendo le medesime finalità.

Nell’articolo approfondiremo il funzionamento dei primi, limitandoci ad una più generica indicazione come laceratori.

Le caratteristiche costruttive

Costruttivamente i laceratori hanno le medesime caratteristiche dei trituratori e sono soggetti alle stesse prescrizioni per la sicurezza, secondo i requisiti della norma UNI EN 12012-1 (per quanto la norma non faccia esplicito riferimento a questa classe di macchinari):

  • una camera di taglio
  • due rotori (alberi porta-lame)
  • un dispositivo di alimentazione
  • un piano di carico ed un’area di scarico

La motorizzazione, o azionamento che si voglia definire, è funzione della potenza e quindi il mercato offre sia prodotti azionati direttamente da motori elettrici che nella versione idraulica con pompa e motori idraulici.

La differenza principali tra le due tipologie di macchinari è negli alberi porta-lame o più precisamente nelle lame (i coltelli) e nella loro disposizione sugli alberi.

È proprio questa differenza, origine dello scopo precipuo cui devono ottemperare, che li differenzia dai trituratori industriali e determina un processo di triturazione diverso da questi ultimi.

Il processo di lacerazione

Se la triturazione è il processo attraverso il quale il trituratore taglia il materiale, ciò non trova riscontro nella lacerazione.

I rifiuti urbani indifferenziati vengono raccolti e convogliati con l’ausilio dei mezzi compattatori alle piattaforme di trattamento e si presentano perlopiù nei ben noti sacchi grigi o nei sacchi gialli per la plastica.

Trattare i sacchi dei rifiuti direttamente nei trituratori farebbe in modo di ottenere un macinato non omogeneo nel materiale, in quanto i sacchi possono contenere diversi tipi di materiali.

Da qui la necessità di avere un macchinario che consenta di aprire i sacchi (lacerare), effettuare una prima cernita (vagliatura) che permetta di separare i materiali. La lacerazione è lo scopo appunto dei laceratori.

La logica di funzionamento

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